Perché Paesi Bassi e Taiwan sono la cerniera del mondo contemporaneo?

Perché Paesi Bassi e Taiwan sono la cerniera del mondo contemporaneo?

Taiwan e la nuova geopolitica globale

Per secoli, il destino delle nazioni si decideva sul terreno. E pochi territori furono tanto decisivi quanto la pianura che oggi conosciamo come Polonia. La sua posizione – al centro dell’Europa, tra Germania e Russia, tra il Baltico e il Mar Nero – la rese una cerniera geopolitica, una fascia aperta dove si scontrarono imperi, ideologie ed eserciti.

A differenza di altre regioni europee protette da montagne o mari, la Polonia è una vasta pianura senza barriere naturali. Da qui passarono i mongoli nel XIII secolo, le truppe svedesi e ottomane nel XVII, Napoleone verso Mosca e, più tardi, gli eserciti tedeschi e sovietici. Per alcuni fu corridoio di conquista; per altri, scudo di difesa.

Nel XVIII secolo, dopo una serie di debolezze interne, la Polonia venne spartita tra Russia, Prussia e Austria. Scomparve dalla mappa per oltre un secolo, ma restò decisiva: chi controllava quella fascia aveva accesso al cuore dell’Europa e alle steppe slave.

Nel 1939, Germania e URSS firmarono un patto per spartirsi la Polonia. L’invasione nazista da ovest e quella sovietica da est segnò l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto, la Polonia fu epicentro dell’Olocausto, teatro di stermini di massa e deportazioni forzate. Al termine della guerra, la Polonia fu spostata verso ovest, perse territori a favore dell’URSS e ne ricevette altri dalla Germania orientale. Durante la Guerra Fredda, tornò a essere zona di frizione tra il blocco sovietico e la NATO.

Oggi, come membro dell’UE e della NATO, la Polonia è colonna portante del sostegno occidentale all’Ucraina, confine critico verso la Russia e piattaforma logistica di difesa. La sua geografia la mantiene al centro della storia, ma ora con un ruolo attivo.

La storia della Polonia mostra come la geografia abbia determinato il destino d’Europa. Fu scenario di imperi in lotta, sistemi in collasso e riconfigurazioni continentali. Oggi la sua posizione strategica conferma il suo ruolo nel quadro geopolitico europeo del XXI secolo.

I semiconduttori: il fulcro del potere globale

Nel XXI secolo, il baricentro del potere non si trova più nei territori di passaggio, ma in un componente minuscolo e onnipresente: il semiconduttore. Questi chip sono il cuore di praticamente tutta la tecnologia moderna. Senza di essi, niente computer, telefoni, automobili, satelliti, comunicazioni né difesa. La dipendenza globale è tale che la loro assenza può paralizzare intere economie. Dalla medicina all’intelligenza artificiale, tutto dipende da questi blocchi di silicio, la cui complessità li rende beni strategici.

Sebbene esistano dalla metà del XX secolo, la loro centralità si è consolidata negli ultimi vent’anni. Con l’espansione di internet, big data, reti mobili, automazione, IA e cloud computing, i chip sono passati dall’essere componente tecnico a infrastruttura invisibile.

Lo sviluppo di tecnologie come 5G, veicoli autonomi, robotica, informatica quantistica e armi intelligenti dipende dall’accesso a chip sempre più piccoli, potenti ed efficienti. In quest’ottica, i semiconduttori sono diventati una risorsa strategica quanto il petrolio nel secolo scorso.

ASML e il potere tecnologico dei Paesi Bassi

In questo nuovo ordine, i Paesi Bassi hanno un ruolo chiave grazie a un’unica azienda: ASML (Advanced Semiconductor Materials Lithography). Dalla sua sede a Veldhoven, produce le uniche macchine per litografia ultravioletta estrema (EUV) al mondo, essenziali per produrre i chip più avanzati.

Queste macchine contengono oltre 100.000 componenti, migliaia di sensori, specchi lucidi su scala atomica e una fonte luminosa che riproduce il calore del sole in un unico punto focale. Ogni unità costa oltre 150 milioni di euro. Non esistono alternative: chi vuole produrre chip d’avanguardia, ha bisogno di ASML.

Questo monopolio tecnologico ha trasformato i Paesi Bassi in un attore geopolitico inaspettato. Nel 2019, gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni per fermare l’esportazione di queste macchine verso la Cina, temendo di perdere il vantaggio tecnologico e militare. Nel 2023, il governo olandese ha limitato tali esportazioni, anche di tecnologie più accessibili, in coordinamento con USA e Giappone.

Così, un paese piccolo, tradizionalmente neutrale, si è ritrovato al centro di una disputa globale per il controllo del silicio. ASML è diventata un attore strategico del XXI secolo e i Paesi Bassi il suo custode.

Il ruolo critico di Taiwan nell’economia globale dei semiconduttori

Se i Paesi Bassi controllano la tecnologia, Taiwan guida la produzione. Qui si realizza oltre il 60% dei semiconduttori globali e oltre il 90% dei più sofisticati, quelli da 5 nanometri o meno. La maggior parte è prodotta da una singola azienda: TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company).

Fondata nel 1987, TSMC fu pioniera di un modello innovativo: produrre chip progettati da terzi. Questo approccio ha permesso ad aziende come Apple, Nvidia e AMD di esternalizzare la parte più costosa del processo. Oggi TSMC realizza i processori che sostengono gran parte dell’infrastruttura digitale mondiale.

Ma la sua leadership poggia su un’isola con una storia di conflitti. Taiwan fu parte dell’Impero Qing, colonia giapponese tra il 1895 e il 1945, e rifugio del governo nazionalista cinese dopo la guerra civile. Dal 1949, funziona come Stato sovrano di fatto, con democrazia ed economia di mercato. Tuttavia, la maggior parte dei paesi – compresi USA e UE – non la riconosce ufficialmente a causa della politica della “unica Cina”.

Questa politica, promossa da Pechino, sostiene che esista un solo governo legittimo per tutta la Cina, inclusa Taiwan. Come condizione diplomatica, esige che i paesi interrompano i rapporti ufficiali con l’isola. La Cina la considera una provincia ribelle e non esclude la “riunificazione” con la forza.

Taiwan difende la propria autonomia, mentre gli Stati Uniti mantengono una posizione ambigua: non riconoscono formalmente Taiwan, ma la sostengono militarmente ed economicamente. L’isola, situata di fronte al principale rivale geopolitico dell’Occidente, è diventata punto di tensione globale. Un conflitto qui interromperebbe la catena globale dei semiconduttori, colpendo settori industriali fondamentali in tutto il mondo.

La nuova cerniera del mondo nel XXI secolo

Taiwan occupa una posizione centrale nell’equilibrio mondiale. Geografia, storia politica e specializzazione tecnologica la rendono un punto focale di tensioni dove convergono interessi strategici e industriali. Non è più solo una disputa territoriale. L’architettura del potere globale dipende oggi da tecnologie critiche prodotte da due aziende private – TSMC e ASML – senza azionisti di maggioranza, soggette a logiche di mercato ma immerse in una scacchiera geopolitica altamente sensibile.

La cerniera del mondo non è più solo geografica: è tecnologica, economica e strutturale. Si gioca in fabbriche, rotte logistiche, accordi commerciali e architetture basate sui semiconduttori. Come la Polonia fu per secoli il punto di collisione fra imperi per il dominio dell’Europa, oggi Paesi Bassi e Taiwan concentrano nella loro infrastruttura produttiva la tensione tra potenze che si contendono il controllo del sistema globale. Qui, più che sulle frontiere tradizionali, si decide il presente e il futuro del mondo contemporaneo.

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